Zuppa contadina di fave e biete

Dalla un piatto ... !

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La zuppa contadina di fave e biete di cui ti voglio raccontare oggi è un piatto semplice, una preparazione diffusa, in tante varianti, su tutto il territorio rurale della Penisola. In questa pietanza le fave, col loro sapore “ruvido”, ben contrastano con la dolcezza tipica delle bietole.

Tempo di lettura: circa 3 min.


Si tratta di un piatto invernale, povero, ma gustoso, la cui ricetta proviene dalla tradizione di famiglia di mia moglie. Ispirata alla cucina contadina di una volta, questa ricetta della zuppa contadina di fave e biete è in uso soprattutto nel trapanese, ma fave e biete in Sicilia si ritrovano spesso insieme in molte pietanze, ad esempio, in una delle varianti della ricetta, tutta palermitana, nota come favi a cunigghiu (fave a coniglio ).

Zuppa contadina di fave e biete e fave “a cunigghiu”.

La zuppa contadina di fave e biete, di cui ti descrivo i dettagli nella ricetta, col piatto palermitano, non ha in comune solo i due ingredienti principali, ma anche la particolarità che le fave sono cotte e lasciate intatte col loro tegumento. Sono proprio le fave non decorticate a dare il curioso nome alla pietanza . Questa è detta a cunigghiu (a coniglio), perché si è costretti a mangiare le fave tenendole con le mani e tirandole fuori dalla cuticola usando denti e bocca, proprio come farebbe un coniglio. Lo so, non è una cosa elegantissima, ma concedersi questa licenza dentro le mura domestiche ti assicuro che è una vera goduria! 🙂

zuppa contadina di fave e biete

Ma torniamo alla zuppa di bietole e fave della ricetta. In questa, il gusto dolce della verdura, enfatizzato da cipolla e porro, si sposa bene col sapore deciso delle fave secche. Condita con un filo di “olio buono” a crudo, pepe e pane casereccio, è davvero spettacolare!

La riscoperta dei sapori di una volta.

Questa eccellente pietanza frugale ci ricorda che per mangiare un buon piatto non sono necessari costosissimi ingredienti, ne tanto meno ricorrere ad esotici ritrovati. Basta davvero poco: pochi ingredienti essenziali e genuini del territorio e un po’ di fantasia. Cosa che a noi siciliani certo non manca 🙂 . I Palermitani in particolare sono sempre stati abilissimi ad emulare piatti sfarzosi con ingredienti poveri e a denominarli come se fossero ricche pietanze di carne. Basta citare le stesse favi a cunigghiu, o le sarde a beccafico, oppure le melanzane a quaglie.

Va detto che la pietanza delle “fave a cunigghiu” non è una vera e propria zuppa, ma semplici fave secche, bollite e condite con olio, origano e aglio come se non ci fosse un domani. Qualche variante casalinga del piatto, però, prevede l’aggiunta delle biete, trasformando questa “insalata” in una vera e propria zuppa molto simile alla mia zuppa contadina di fave e biete .

zuppa contadina di fave e biete

I favi ru triunfu (fave del trionfo).

A Palermo i favi a cunigghiu, chiamate anche favi ru triunfu, erano servite durante i triunfi. Questi, altro non erano che delle novene cantate che si organizzavano nelle case private. Nelle pause erano offerti ai presenti dei piatti tradizionali, come u baccalaru chi passuli, u spinciuni e le immancabili favi a cunigghiu.

Secondo una tradizione molto antica i palermitani, per grazia ricevuta o per semplice devozione, usavano offrire al proprio santo protettore un triunfu con tanto di cantore e suonatori. I triunfi più importanti erano quello dei miraculi di San Giuseppi e u Triunfu ri Santa Rusulia. In quello dedicato alla Patrona della città, veniva cantato un poemetto in ottave incatenate che narrava la vita della Santa. La stesura di tale poemetto è antecedente al primo Festino del 1686 e addirittura alla stessa istituzione della festa per la Santuzza del 1625. Pare che sia stato scritto per mano di Francesco Potenzano vissuto a Palermo tra il 1521 e il 1599.

Purtroppo questa usanza è decaduta da decenni e viene rievocato ormai solo i festeggiamenti della Patrona. Se vuoi avere un idea di ciò che si trattava ti invito a vedere il video qui a fianco.

Zuppa contadina di fave e bieta.

4.8 da 5 voti
Un piatto semplice e buonissimo dove le fave, col loro sapore "ruvido", sposano la dolcezza delle bietole.
Portata Zuppa
Cucina Tradizionale Siciliana
Keyword Zuppa contadina di fave e bieta.
Difficoltà facile
Preparazione 20 minuti
Cottura 2 ore 15 minuti
Ammollo delle fave 10 ore
Tempo totale 12 ore 35 minuti
Porzioni 4 persone
Calorie 170kcal
Cost € 5,00

Utensili consigliati

Ingredienti

Istruzioni

  • La sera prima di cucinare la zuppa, metti a mollo le fave in un grande contenitore con abbondante acqua fredda. Tieni conto che le fave aumenteranno di volume.
  • Trascorse almeno 12 ore di ammollo, lava per bene le fave e risciacquale sotto l'acqua corrente, quindi lessale per 90 minuti in acqua salata. Terminata la cottura lasciale raffreddare, quindi scolale e mettile da parte.
  • In una ampia pentola lessa le bietole in acqua salata con un pizzico di sale appena. Ci vorranno 15 minuti circa. A cottura ultimata, scola per bene le biete e metti anche queste da parte.
  • Sciacqua la pentola e aggiungi l'olio quindi soffriggi la cipolla tritata e non appena sara imbiondita aggiungi il porro tagliato a rondelle non troppo sottili.
  • Rosola il tutto, ma senza far appassire troppo il porro e aggiungi due cucchiai di polpa di pomodoro, quindi mescola il tutto per bene.
  • Aggiungi le biete al soffritto e lasciale rosolare appena, quindi aggiungi due mestoli di acqua.
  • Lascia cuocere per amalgamare i sapori per cinque minuti, a questo punto aggiungi le fave lesse e mescola per bene.
  • Aggiusta di sale se occorre, quindi servi in una zuppiera comune. Condisci con olio extravergine crudo e pepe macinato.
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Ricetta aggiornata il 2019-11-21 18:22:30

Beviamoci su …

Post originale scritto il2019-11-21 18:22:25 da ….

Biagio Barraco

Arredatore e blogger con la passione per la cucina.

Siciliano, estroverso, creativo, ironico e curioso, amo la cucina tradizionale e casalinga, ma mi piace anche sperimentare la cucina di altre culture. Conosciamoci meglio!

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2 commenti su “Zuppa contadina di fave e biete”

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