Storia della cucina siciliana.

Post simili a questo

Champagne – gli abbinamenti con la cucina italiana.

Stappare uno Champagne è un gesto che richiama lieti...

Mambo Cecotec, un robot da cucina per tutti

Il Mambo Cecotec è un robot multifunzione che permette di automatizzare molte delle operazioni che in cucina richiedono la presenza costante del cuoco. Preparare un risotto, una crema, o un sugo diventa semplicissimo con questi apparecchi, ma il loro impiego corretto necessita l’apprendimento di un modo diverso di cucinare.

Pesci alternativi al tonno rosso del Mediterraneo

Pur essendo il tonno rosso, sotto il profilo gastronomico e nutrizionale, un alimento d’eccezione, a causa della sua pesca eccessiva andrebbe consumato con moderazione, magari puntando anche su alcune valide alternative che purtroppo si tende a trascurare.

Consigli per una cucina senza glutine

Sono sempre più numerose le persone che soffrono di celiachia. Anche se in famiglia non ci sono problemi d'intolleranza al glutine, ti può capitare di avere a qualche ospite celiaco alla tua tavola. In questi casi conoscere come preparare dei piatti che non contengano glutine è fondamentale.

Ultimi articoli

Condividi

Terra di dominazioni, crocevia di culture, la Sicilia è una delle regioni italiane più famose per la sua cucina ricca e variegata. I suoi colori accesi e i profumi intensi di spezie e aromi, svelano le molteplici civiltà che vi hanno lasciato il loro segno.

La cucina siciliana nel corso dei secoli si è arricchita d’ingredienti e sapori di diverse culture che si sono susseguite nei secoli. Da quella greca a quella araba, da quella nordeuropea a quella spagnola e francese. Quale altra cucina può vantare tutte queste tradizioni culinarie?

Siculi e Sicani.

Dei Siculi e dei Sicani che per primi hanno abitato l’isola, nulla si sa della loro alimentazione, ma giustamente quelli erano tempi in cui mangiare significava esclusivamente sostentarsi.

I Greci e i Romani.

Sono stati i Greci, con l’introduzione della cultura della vite e dell’olivo, a donare all’isola i beni alimentari più preziosi: l’olio d’oliva, il pane e il vino.

Con i greci inizia in Sicilia la civiltà del buon cibo, nelle città greche siciliane si mangiava anche passeggiando per strada i cibi acquistati nel thermopolium (ϑερμοπώλιον), una sorta di friggitoria all’aperto, un “fast food” e “take away” di oltre duemila anni fa.

‎‎I ricercatori del sito archeologico di Pompei in Italia, hanno annunciato sabato (26) la scoperta di un termopolio intatto, una specie fast-food dell’antichità.‎

L’usanza di mangiare per strada venne adottata anche in epoca romana, quando gli spettatori di giochi e spettacoli che si svolgevano negli anfiteatri e che duravano un’intera giornata, si rifocillavano nelle taberne. Nasce in questo modo quella “rosticceria” che diverrà una degli aspetti più golosi della cucina siciliana.

Con i piaceri della tavola portati dai Greci tra il V e il III secolo a.C. nascono in Sicilia i primi cuochi famosi e i primi esperti di gastronomia della storia. A rendere famosa la cucina siciliana presso le città greche fu l’antica Siracusa, i suoi cuochi erano richiestissimi ad Atene, Sparta e Corinto, poiché erano considerati tra i più abili. Platone, nel dialogo Gorgia, cita Mithecos di Siracusa, autore del primo manuale di cucina siciliana conosciuto come Miteco Siculo. Il suo scritto viene considerato il primo libro di cucina della storia. Insieme a Mithecos è citato anche un certo Sarambos, esperto nell’arte del buon bere, in pratica il primo enologo della storia.

Archestrato di Gela, gastronomo siciliano vissuto intorno alla metà del III secolo a.C., fu un vero intenditore di cucina. Estimatore dei mitili di Messina, del branzino di Mileto e del tonno che si pescava a Solunto, amava una cucina semplice e genuina dai sapori naturali.

I cuochi siciliani erano così bravi e famosi che durante la dominazione romana, le famiglie patrizie dell’impero cercavano d’accaparrarsi i loro pregevoli servizi.

Con i Romani il gusto e gli ingredienti non mutano molto. Columella nella sua opera De re rustica del I sec. d.C., parla della samsa siciliana, un pesto di olive aromatizzato e salato già esistente in periodo greco. Il termine adesso indica i residui di spremitura dell’olio.

Qualche novità nella cucina siciliana proviene dalla popolazione ebraica dell’isola che introduce elementi kasher, come il pane azzimo ancora riscontrabile in alcuni tipi di scaccia ragusana e l’aglio soffritto con olio d’oliva con cui condire le verdure lesse.

Bizantini, Mussulmani e Normanni.

Furono i Bizantini a introdurre delle novità nella cucina siciliana: l’uso delle spezie, come la cannella e i chiodi di garofano, e la raffinazione dei formaggi che diventano piccanti e di pasta molle, qualcosa di molto lontano dai semplici caci e dalle ricotte salate fino ad allora lavorati per necessità di conservazione.

È però con lo sbarco dei Mussulmani a Mazara del Vallo che avviene la vera rivoluzione della cucina siciliana. Zucchero di canna, riso, melanzane, fichi d’india, mandorle, miele, gelsomino, aranci e limoni sono solo alcune delle novità introdotte da cui prendono vita tantissime ricette sia dolci e salate: arancine, timballi, sfinci dolci, sorbetti e molto altro ancora.

I Normanni, popoli germanici dell’area scandinava, in Sicilia furono presi per la gola dalle delizie della cucina mediterranea locale. La loro presenza arricchì la cucina siciliana delle tecniche per la miglior cottura della selvaggina. Stivate nei barili arrivano in Sicilia le aringhe affumicate, il merluzzo conservato sotto sale, il baccalà, e lo stoccafisso.

I sontuosi banchetti della corte normanna, ripresero la tradizione Romana anche nel ruolo attribuito al siniscalco che era quello di aver cura della mensa, di svolgere le funzioni di maestro di casa. A lui spettava l’onore di trinciare le carni di vitelli, agnelli, e cinghiali portati interi nel salone in cui il banchetto era allestito e servirle ai convitati che applaudivano tale gesto.

Gli Spagnoli.

Con gli Spagnoli e con l’arrivo anche in Sicilia dei nuovi alimenti dalle Americhe, come patate, pomodori, mais, si assiste a una seconda rivoluzione del gusto. Con il cacao la città di Modica si specializza nella lavorazione a freddo della massa di cacao e nascono le prime barrette di cioccolato caratterizzate dai cristalli di zucchero non disciolti nell’impasto.

Castelli, conventi e monasteri divennero i luoghi per lo sviluppo di una cucina raffinata, rivolta alle classi nobiliari e all’alto clero. Anche la pasticceria si raffina e i monasteri femminili sono i luoghi dove le monache danno vita a veri e propri capolavori dolciari.

La Sicilia Borbonica.

La cucina siciliana tradizionale ha una forte radice borbonica, poiché deriva da quella introdotta dai Monsù, i cuochi francesi che lavorarono per i sovrani durante l’epoca del Regno delle Due Sicilie, sia a Napoli che a Palermo. Nel ‘700 avere dei Monsù al proprio servizio si diffuse tra i nobili isolani ed è dall’incontro tra la cucina baronale e quella povera e popolare che nacque quella cucina d’imitazione e invenzione che diede alla luce ricette divenute famosissime come la caponata o le sarde allinguate.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Commenti recenti