Primo maggio, cosa si mangia?

Il primo Maggio è la Festa dei lavoratori, una data universale in molti paesi del mondo per celebrare un giorno di grande significato storico. Una ricorrenza per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, nata a Parigi il 20 luglio del 1889 durante il congresso della Seconda Internazionale.

Il primo Maggio è la Festa dei lavoratori, una data universale in molti paesi del mondo per celebrare un giorno di grande significato storico. Una ricorrenza per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, nata a Parigi il 20 luglio del 1889 durante il congresso della Seconda Internazionale.

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Immagine di testa Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo – Associazione Pellizza da Volpedo, Pubblico dominio

La data del Primo maggio fu scelta per commemorare la tragedia della rivolta di Haymarket, avvenuta a Chicago nel 1886 a seguito degli scioperi dei lavoratori che chiedevano di portare l’orario di lavoro a 8 ore al giorno (all’epoca era di 12, o addirittura 16 ore). Negli scontri con la polizia del 4 maggio morirono di diversi lavoratori e poliziotti.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La ricorrenza laica, dalla inequivocabile valenza di “festa politica”, ha una corrispondenza anche nel calendario religioso. Il primo maggio si festeggia San Giuseppe artigiano, una festa istituita nel 1955 da papa Pio XII per i lavoratori cattolici, particolarmente sentita in Sicilia.

Primo maggio a tavola

Le lotte per i diritti dei lavoratori rappresentano dunque la ricorrenza del Primo maggio, ma anche in questa occasione il cibo, pur non essendo l’elemento fondamentale della festa, occupa un posto importante.

Il Primo maggio è sinonimo di scampagnata all’aria aperta dove per l’occasione si fanno classiche grigliate di carne o di pesce, o si consumano salumi, formaggi, torte rustiche e semplici panini.

Il Primo maggio non è solo grigliate, sebbene, rispetto ad altre festività, non ci siano tradizioni culinarie condivise in tutto il territorio nazionale, alcune usanze culinarie regionali vengono comunque rispettate.

Palermo

A Palermo, la mia città, per la grigliata del Primo maggio non possono mancare ‘a sasizza (una salsiccia condita con i semi di finocchio) e le stigghiole (interiora di agnello o vitello avvolte intorno a un cipollotto).

Immancabili sono anche le cosiddette “cotolette alla palermitana”, delle fettine di scamone che non vengono fritte come può suggerire il nome, ma arrostite sulla griglia.

Gettonati sono anche i pesci azzurri come sauri (sugarelli), sarde e gli sgombri arrostiti, ma soprattutto immancabili per la brace sono gli ultimi carciofi della stagione, dei quali i palermitani fanno incetta visto che da li a breve spariranno dai banchi dei mercati per tornare a fine autunno. Si tratta di alimenti semplici e molto economici tipici di una cucina popolare e operaia.

Forlì

Particolare è la festa del Primo maggio a Forlì dove si celebra San Pellegrino, patrono della città, con la sagra dei cedri, un frutto che il santo utilizzava per le sue proprietà medicinali per curare i malati di colera e di peste.

Volterra

A Volterra, non esiste festa del Primo maggio senza una curiosa e molto robusta colazione a base di trippa. Un tempo i mastri alabastrai consumavano per colazione un piatto di trippa alla Volterrana, così il Primo maggio per onorare la tradizione dei lavoratori delle cave di alabastro, osterie e bettole della città propongono la colazione a base di trippa, baccelli, cacio, affettati, pinzimonio e vino rosso.

Roma e dintorni.

Nel Lazio il Primo maggio vede come protagoniste le fave, considerate dai Romani afrodisiache che le consumavano nei riti primaverili per celebrare la dea Flora, protettrice della natura e della rinascita. Nella tradizione laziale fave e pecorino romano sono un abbinamento perfetto per un pasto ricco ed equilibrato, mentre in Liguria e in altre regioni le fave fanno compagnia al salame.

L’importanza del pane.

In tutte le tradizioni regionali il pane non può mancare a completamento di un pasto di origini contadine, anzi il pane sarebbe da considerare un simbolo della festa, visto che da sempre è legato al prodotto del lavoro.

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