Pastasciutta, origini e storia.

Spesso associata alla salsa di pomodoro, la pastasciutta, con qualunque condimento, è in tutto il mondo sinonimo di cucina italiana.

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La parola pastasciutta non indica una particolare ricetta, ma si riferisce alla particolare preparazione di un primo piatto tipico della cucina italiana.

La pastasciutta è costituita da un qualsiasi tipo di pasta alimentare, secca o fresca, cotta in acqua bollente e salata, scolata e poi variamente condita. Praticamente l’esatto contrario di quanto accade con le minestre, che invece si gustano insieme al brodo.

Gli italiani hanno solo due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti.

Catherine Deneuve

Storia della pastasciutta, le origini.

Anche se già nell’anno 100 a.C. nella penisola italiana era nota la lagana, una pasta alimentare costituita da sottili schiacciate di farina cotte in acqua, antenata delle odierne lasagne, il termine pastasciutta è abbastanza recente, risale appena all’inizio del ‘900.

Fino a poco tempo fa era diffusa opinione che la pasta, gli spaghetti per la precisione, fossero un’invenzione cinese giunta in Italia attraverso le spedizioni di Marco Polo. Tale ipotesi è stata smentita da un’altra fondata su dati storici precisi, secondo la quale la pasta secca, adatta alla lunga conservazione e ad essere trasportata verso mete lontane, nacque nell’assolata e ventilata terra della Sicilia occidentale per diffondersi da lì in tutto lo stivale, passando per Napoli e Genova

Era la fine dell’anno 1154, quando il geografo arabo Edrisi descriveva “un cibo di farina in forma di fili”, chiamato “triyah” (dall’arabo “itrija”), che si confezionava a Trabia, una località vicino Palermo. Sempre secondo il geografo arabo, questa posta dentro delle botti si esportava in tutta la penisola: “si fabbrica tanta pasta che se ne esporta in tutte le parti, in Calabria e in altri Paesi musulmani e cristiani; e se ne spediscono moltissimi carichi di navi”.
Secondo gli storici nei ricettari arabi la pasta compare già nel IX secolo ed è certo che la pasta, in Italia, era conosciuta ben prima del 1295, anno del ritorno di Marco Polo dalla Cina.

Diffusione della pasta secca nella penisola italiana.

Nel XII secolo furono i mercanti genovesi ad aver diffuso la pasta dalla Sicilia occidentale (i legami fra Trapani e Genova sono noti e antichi) in tutto il Nord Italia dove nel XV secolo era apprezzata e conosciuta come “trie genovesi” o “paste di Genova”. In genere sulle tavole aristocratiche la pasta era considerata un contorno, per gli strati popolari era invece un piatto unico.

La pasta diviene pietanza di massa nel ‘600, quando una spaventosa carestia colpì il Regno di Napoli. La popolazione della città partenopea, alla fame per il sovraffollamento demografico e il fiscalismo spagnolo si rivolse alla pasta, che i produttori resero più a buon mercato grazie a una rivoluzione tecnologica: l’invenzione della gramola, del torchio e della trafila.

Fu nel XVIII secolo che i Napoletani si guadagnarono l’appellativo di “mangiamaccheroni”, già riservato ai Siciliani, quando a Napoli, venne inventata l’inseparabile compagna della pasta, la salsa di pomodoro.

Il termine pastasciutta divenne d’uso comune nei primi anni del ‘900. Prima di allora, assieme al termine “spaghetti”, quello più utilizzato era semplicemente “maccheroni”.

Curioso è l’episodio legato a Filippo Tommaso Marinetti che in un Manifesto della cucina futurista chiedeva “l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana”, per poi essere sorpreso a gustarla in un ristorante.

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