Fico d’India, una specialità siciliana

Se c'è un simbolo della Sicilia conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo questo è certamente il fico d'India.

Se c’è un simbolo della Sicilia conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo questo è certamente il fico d’India. Sebbene questa pianta grassa sia arrivata in Europa dal lontano Messico dopo la scoperta delle Americhe, si dice che fosse già nota ai siciliani da almeno quattro secoli, cioè da quando venne introdotta nell’isola dai Saraceni. Forse questa “antica origine” non è affatto vera e tale ipotesi nasce da una leggenda che raccontavano i nostri nonni secondo la quale la pianta venne introdotta in Sicilia dagli infedeli per attentare alla vita dei cristiani. Tuttavia esiste un’antica familiarità tra i siciliani e questa particolarissima pianta ed è alla base del rapporto speciale tra fico d’India, territorio e isolani.

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Riconosciuta dalla FAO come pianta miracolosa per la sua resistenza al calore e il basso consumo d’acqua, il fico d’India (Opuntia ficus-indica L.) è un elemento immancabile nel paesaggio isolano.

Fico d'India, una specialità siciliana

Giunta dal Messico, la pianta del fico d’India da noi arrivò come pianta esotica per abbellire le ville barocche. In terra natia la pianta del fico d’India è uno dei simboli della tradizione Azteca ed è a tuttora il simbolo del Messico che appare nella bandiera nazionale, sotto l’aquila. Lo stesso è accaduto in Sicilia, dove il fico d’India si è particolarmente diffuso. La pianta non è solo un elemento costante del paesaggio naturale, ma anche elemento ricorrente nelle rappresentazioni letterarie e iconografiche dell’isola. A tal proposito i meno giovani come me ricorderanno l’uso simbolico che ne faceva il fotoreporter degli anni Cinquanta, Natale Giaggioli. I giornali gli compravano le sue foto di morti ammazzati solo se vi era ritratta insieme al morto una bella pala di fico d’India. Infatti lui se ne portava un po’ nel cofano della macchina pronte da tirar fuori all’occorrenza.

Il fico d’India e l’agricoltura siciliana.

Da sempre la pianta è stata utilizzata nelle campagne siciliane come naturale barriera frangivento a protezione di altre coltivazioni.

Nel periodo primaverile inizia la fioritura delle piante, mentre i gustosi frutti carnosi crescono da fine agosto fino a dicembre. Mese quest’ultimo in cui si raccolgono i fichi d’India più dolci e pregiati della stagione. A maggio la prima fioritura darà frutti maturi fra luglio e agosto, ma per avere una produzione autunnale di fichi d’india nel periodo maggio – giugno si procede alla tradizionale tecnica colturale chiamata “scozzolatura”. Questa consiste nell’eliminazione di tutti i fiori e i frutti delle pale più giovani in modo da stimolare la pianta per una seconda fioritura forzata, con un minor numero di fiori dai quali matureranno frutti tardivi. I fichi d’India di questa seconda fioritura prendono il nome commerciale di bastarduna“scuzzulati” e sono caratterizzati da una dimensione più grossa e da pregiate caratteristiche organolettiche, risultando ben più saporiti rispetto a quelli della prima fioritura.

Fico d'India, una specialità siciliana
Foto di Leopictures da Pixabay

Non solo, mentre i frutti che derivano dalla prima fioritura, maturando nel periodo di maggiore siccità, non sono solo più piccoli e meno saporiti, ma hanno poca polpa e piena di semi. Invece, i frutti che maturano nel periodo delle piogge hanno polpa succosa con pochi semi.

Nelle città dell’Isola non è difficile imbattersi nelle sere calde di fine agosto nel venditore ambulante di questi gustosi e succosi frutti. Lui tiene al fresco su un blocco di ghiaccio i fichi d’India raccolti di giornata e con poche e abili mosse li priva delle bucce irte di spine e li offre ai clienti di passaggio.

I frutti mondati sono attraenti nella loro livrea di diversa colorazione e fanno bella mostra di sé sul banchetto del venditore. Quelli a polpa bianca sono detti muscarella, mentre sulfarina è la varietà di colore giallo zolfo, sanguigna è chiamata la rossa e l’arancione è il muscateddu.

Uso dei fichi d’India in cucina.

Questi deliziosi frutti si consumano generalmente freschi, ma sono ottimi anche per produrre succhi, liquori, gelatine, marmellate.

Fico d'India, una specialità siciliana
Foto di Cesare Corbella

Della pianta non si butta via niente, è possibile consumarne le pale, dette cladodi, e perfino le bucce del frutto.

Le pale di fico d’india, una volta rimosse le spine, possono essere mangiate fresche, in salamoia, sott’aceto, candite, o addirittura fritte a cotoletta. Le bucce, possono essere fritte anche queste, oppure fatte essiccare per essere consumate in un secondo momento.

Mondare i fichi d’India.

Per consumare i fichi d’India e impiegarli nelle ricette dovrai mondarli facendo attenzione alle spine e in particolare che queste non finiscano nella parte commestibile.

Nel video a fianco il metodo che utilizziamo a casa per evitare d’incappare nelle fastidiose spine.

Tipicità del territorio isolano.

Per la sua diffusione capillare in Sicilia e per l’ampio uso nella cucina siciliana, il fico d’India è stato inserito come prodotto tipico siciliano nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf).

Nell’isola si coltivano anche varietà di grande valore commerciale e non è un caso che la Sicilia sia il secondo produttore mondiale dopo il Messico.

Sono riconosciute eccellenze specifiche del territorio:

  • Ficodindia della valle del Belice
  • Ficodindia della valle del Torto
  • Ficodindia di San Cono DOP
  • Bastarduna di Calatafimi
  • Ficodindia dell’Etna DOP

Il fico d’India e la cultura popolare.

Il frutto del fico d’India e la stessa pianta, sono accompagnati da diverse leggende popolari. Una di quelle tra le più conosciute narra che la pianta, considerata velenosa, fosse stata introdotta in Sicilia dai Turchi per decimare i cristiani, ma fu grazie all’intervento di Dio che i frutti spinosi di quella pianta divennero non solo buoni da mangiare, ma anche benefici. Pare che per devozione, da allora, i contadini mangiano questi frutti durante la prima colazione nei giorni di vendemmia. In realtà questa usanza trae origine dalla precauzione che avevano i proprietari delle vigne offrendo questi frutti per colazione ai vendemmiatori i quali non avrebbero mangiato l’uva durante la raccolta.

Fico d'India, una specialità siciliana
Foto di Earl Wilcox su Unsplash

Proprietà mediche vere e presunte dei fichi d’India.

Il fico d’India è una pianta botanicamente imparentata con i cactus che la medicina popolare siciliana consigliava per contrastare diversi malanni.

Ricordo bene i miei nonni che facevano cure di tisane e decotti di fiori essiccati di fico d’India. La nonna sosteneva che fossero un toccasana per le vie urinarie e che potesse prevenire le coliche renali. Come scrive Giuseppe Pitrè nel libro “Medicina Popolare Siciliana”, un rimedio per i “duluri di ciancu”.

Era anche una comune credenza popolare che il succo delle foglie unito a miele e al tuorlo d’uovo potesse alleviare e guarire le scottature e persino stimolare la crescita dei capelli.

Sicuramente i frutti, oltre a essere ricchi di vitamina C di potassio e di magnesio, contengono molte fibre che aiutano contro la stitichezza e aumentano il senso di sazietà, motivo per cui vengono spesso consigliati per chi vuole perdere i chili di troppo.

Le informazioni fornite sulle proprietà benefiche dell'alimento descritto in questa pagina sono solo a scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per informazioni specifiche consulta un medico o un nutrizionista.

Sconsigliato il consumo di fichi d’India invece a chi soffre di diverticoli o di problemi intestinali a causa dei piccoli semini contenuti nei frutti che possono depositarsi nelle anse intestinali creando gravi infiammazioni. Una raccomandazione è d’obbligo: mangiare un quantitativo eccessivo di fichi d’India a digiuno provoca una forma di stitichezza causata dal “tappo” che si forma nell’ano per l’accumulo dei semini. Quindi non esagerare e tieni a mente il popolare detto: “ficurinnia scuzzulati…ahi, ahi quanti culi aviti attupati”!

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